Mio racconto erotico su Plug the Fun

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Oggi sono ospite del blog Plug the Fun di Marta Santospirito!

Marta è una talentuosa designer (e non solo!). Il suo blog è dedicato ai sex toys: curiosità, consigli, aneddoti e recensioni dei migliori oggetti sul mercato. Ovviamente non mancano anche racconti erotici, che posso spingersi verso il BDSM, come il mio.

Trovate la mia storia a questo link: La mia pelle si scalda in suppliche di godimento. Il senno annega nella passione.

Non dimenticate di condividere Plug The Fun e commentare!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La superbia in rovina

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Fighter, Egon Schiele

Secco. Divorato dal morbo della lussuria.
Un ammasso d’ossa infaticabili e seni prosciugati.
Fame d’incubi e d’acida empietà,
su un pavimento di spine spuntate e secrezioni morte.

Dissetami della carne che consuma il senno.
Scavami piaghe di capricci, fammi schiava degli eccessi.
Voglio lo squallido giogo della tua vanità
e l’irreale perversione dei tuoi occhi.

Bruciami con le cicatrici della tua volontà
e gettami nella fossa dei corpi arsi
digiuni di tenerezze.

T’implorerò di placarmi col tuo liquido disprezzo.
Colalo nella mia gola e soffocami d’ingiurie.

Esercizio: fai parlare gli oggetti e il paesaggio

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Diresti che aveva lo sguardo di chi fissa l’infinito.
Erano fatti di vuoto, invece, i suoi occhi. Pupille cieche alle sfumature del mondo.
Il vapore del tè le arrossava il viso pallido e freddo, raccontando di un’ansiosa attesa.
Oggi si sarebbero riviste, a mezzogiorno in punto.

Irma non poteva commuoversi davanti all’alba che indorava l’orizzonte; anzi, non poteva commuoversi affatto: la sua pelle non era fatta per sorseggiare carezze, le sue labbra non sapevano deliziarsi di baci.
Il suo corpo era rigido d’indifferenza.
Le sue emozioni nascevano mute e scivolavano fuori di lei colorando oggetti e creature. Così, davanti chi ella avrebbe amato, un pettirosso le cinguettava intorno verseggiando di tenerezza, nel vento caldo; oppure, in un suo moto di tensione, l’aria si faceva elettrica annunciando tempesta.
Il suo cuore viveva di una maschera inscenata dal mondo.

Mezzogiorno.

Nella stanza, l’aria iniziò ad agitarsi. Correva e scombinava ogni cosa riuscisse ad afferrare.
Irma sedeva. Guardava con distacco alcuni fogli volare e strisciare sul pavimento. Le mani scarne appoggiate sulle ginocchia senza un fremito di nervosismo.
Comparve.
Il vento si arrestò, soffocato dallo sgomento.
“Non vedevo l’ora di rivederti”, disse lei con voce scialba. Raggi di sole si gettarono sul suo viso tremando attraverso la finestra.
Irma osservava la sua anima fluttuarle davanti: intensa, scura, con guizzi di colore che s’inseguivano allegri e disperati; allo stesso tempo, limpida e pura, faceva trasparire un’essenza cristallina.

Molto tempo fa, Irma la cedette in cambio del sollievo dai dolori. Era torturata come un fiore a cui si strappano i petali.
Non sapeva, però, che l’assenza di sofferenze s’otteneva con l’esilio dalle emozioni.
Dopo, marciò inerte verso un futuro inutile.

Silenzio.

La tazza di tè si rovesciò sul bordo del tavolo. Gocce ne cadevano una ad una, lacrimando adagio come per paura di far rumore.
“Ti voglio anco-” un sussulto al cuore la interruppe. I suoi occhi si schiusero ai colori. Tutto era immobile, niente più parlava di lei, se non lei stessa.
Stupore. Sollievo.
Sentì l’aria riempirle i polmoni. Sorrise.
Tutto era troppo vivido per curarsi dell’anima che iniziava a graffiarle le viscere.
Il calore.
Il bizzarro odore dei piatti sporchi nel lavandino.
La sua pelle liscia.
Un ricordo seppellito.
I capelli morbidi.
Il piacere nello sfiorarsi il seno.
Il gusto dell’acqua.
Un cuore livido.
Il suono della sua risata.
Saltare come una bambina.
Una consapevolezza atroce.
Il sapore del cioccolato.
La tortura feroce.

Lame di memorie, conati di rifiuto, lacrime affilate.
Non ha costruito argini per l’acido, la marionetta angosciata,
e non ne costruirà, vomitando l’anima per un nuovo baratto insensibile.

La guarda svanire,
mentre l’aria piange la sua condanna a morte.

 

Esercizio da Atelier degli scrittori.
Cosa dicono i vostri oggetti?

La dama pallida nella camera ardente

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Heavy woman, Karen Cuolito.

La dama pallida nella camera ardente

Mi irrigidisco tra le tue labbra grigie.
La lingua secca si strofina sulla mia pelle sensibile.

Sposa di nessuno ormai, i tuoi occhi spalancati
spezzano le mie pupille e mi scortano verso la morte
con la brama di riempirti la gola della mia frenesia liquida.

Colerò sul tuo seno prima scosso dai miei impeti
e assaggerò la sterile fessura che in un giorno beato produsse vita.

La tua anima osservando si compiacerà del corpo
e gli altri morti rimpiangeranno di non essere la schiena
che si muove su questo letto d’acciaio.

Sei l’invidia della Terra e dell’Inferno:
godi muta senza tradimento
d’una lussuria che non diverrà mai condanna.

 

Writing prompt: “La voce del ponte”

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La voce del ponte

Le carezze dei suoi piedi
baci sulla mia pelle di pietra.
Tremo immobile d’incanto.

Ora è prona sull’acqua.
Gli occhi schiusi, viscidi lumi
nel viso sommerso.

Preme i seni sul mio fianco.
Il tramonto mi arrossisce
della frenesia di cui non posso bagnarmi.

Le sue mani rosate di lividi
spirano in un velo di cute pallido
e molle logorato dai pesci.

Si erge sul bordo e la immagino danzare
tra il vuoto e il mio corpo di roccia:
l’orgasmo di un amplesso invisibile.

La corrente la trascinerà ai miei piedi.

La sua bocca mi saluterà rigida in un urlo inerte.

Vivrà putrida tra le mie dita,
e fertile di corruzione e futilità,
svanirà oscena nell’eterno inesistente.


Nota: il corsivo distingue il racconto del passato da quello del presente.

Writing prompt da http://scriverecreativo.wordpress.com

Cosa evoca in voi “La voce del ponte”? Scrivetelo nei commenti! Condividete la vostra storia.

Esercizio: fatti ispirare dai tarocchi

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Da sinistra a destra: 7 di denari, 5 di coppe, regina di coppe, gli innamorati, le stelle, 3 di bastoni. “Tarocchi di Bosch”.

Oggi ho scelto delle carte a caso dal mazzo dei Tarocchi di Bosch ed ecco cosa mi hanno ispirato. Ogni strofa tranne l’ultima contiene un riferimento a uno o più di questi simboli, reinterpretati da me.

Potessi svuotare il mio corpo
e versarne gli organi in un olocausto febbrile,
potrei dimenticare di aver colato oro rovente nella mia gola.

Nel tuo utero va in rovina Babilonia.
Abbandona le ninfe che raccolgono la sorte
e lasciati gonfiare dal mio supplizio.

Cucirai la mia pelle deforme,
tu che hai il progetto della mia anima.

Regnerai sulle mie ossa e le mie passioni,
le decorerai con un arabesco di meraviglia
finché il mio sangue non sarà sacro.

Ti attenderò marcendo
in una pozza di pugnali spuntati e veleni esausti,
mia martire di illusioni e pudori antichi.
___________

Ormai avrete capito che il mio stile è un po’ creepy, ehm.

Fatemi sapere cosa ne pensate e soprattutto cimentatevi anche voi in questo esercizio di scrittura creativa! Che storia vi suggeriscono queste carte?

Esercizio: descrivi un temporale senza usare l’udito

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Sembra un disegno a matita, la città. Grigio su pietra.
Cemento frustato dalla pioggia. Fiumi sporchi inghiottiti dai tombini.

Le cime dei palazzi si distendono in preghiera verso i fulmini:
Non abbiamo braci, né foglie d’ulivo per il nostro uscio,
risparmia noi incensieri di tiepida bontà.

Così dietro l’odore morbido e acre
di acqua e di morte,
nel vicolo livido, a un mendicante pallido
la tempesta strappa l’anima e il respiro.

Spunto da un writing prompt su Pinterest.

In città, sul mare, in un bosco buio: com’è il vostro temporale? ricordate di non usare il senso dell’udito nella descrizione!